Cosa rende un negozio o uno stand fieristico davvero accoglienti, interessanti e piacevoli da visitare?
Certamente il design è importante, la scelta dei materiali è fondamentale, così come la disposizione degli elementi nello spazio. Ma c’è un elemento altrettanto essenziale, che viene troppo spesso trascurato: la luce.
I corpi luminosi non si limitano a “ fare luce”, ma sono in grado di rivoluzionare completamente l’esperienza di visita dell’ambiente.
Che tu stia progettando un negozio, uno showroom, un ristorante o uno stand fieristico, in questo articolo troverai esempi pratici e preziosi consigli per dare vita alla giusta atmosfera.
Perché la luce è così importante?
Partiamo da un principio fondamentale: il colore è una frequenza luminosa. Questo significa che la brillantezza e l’intensità dei prodotti esposti in un negozio, o dei complementi di arredo di uno showroom, dipende dalla qualità della luce in cui sono immersi.
Non riesci a immaginarlo? Vediamo un esempio.

La differenza è palese. Ecco perché la scelta dell’illuminazione è un aspetto che non può essere trascurato in uno spazio di vendita.
Se ti stai chiedendo com’è possibile ottenere un risultato del genere all’interno del tuo prossimo progetto di showroom, retail o stand fieristico…beh, continua a leggere: ora arriva il bello.
Luce nel negozio: come guidare i clienti e valorizzare i prodotti.
Acquisti una bella giacca e torni a casa tutto contento.
Il giorno dopo la prendi, la riprovi, ti guardi allo specchio e pensi “oddio, insomma…stava meglio in negozio”.
Ti è mai capitato?
Ecco, la differenza sta tutta nell’illuminazione del posto in cui l’hai acquistata: le classiche lampadine che hai a casa non possono nulla contro i costosi faretti scelti con cura dal fidato light designer del retail in cui hai comprato la tua giacca nuova di zecca.
Insomma, la luce in un negozio conta almeno quanto la scelta estetica del pavimento, del banco reception, delle finiture di un espositore.
E c’è di più: oltre a valorizzare il prodotto, l’illuminazione in un retail (o in uno showroom) ha un duplice compito:
- Guidare il cliente nella shopping experience.
- Creare la giusta atmosfera.
Il tutto, molto spesso in pochi metri quadrati.

Prendiamo l’esempio della Nike House of Innovation.

Le zone dedicate al percorso del cliente (accoglienza, camerini, cassa…) e quelle di esposizione del prodotto (vetrine, banconi, nicchie, scaffali…) sono caratterizzate in maniera diversa e rispettano una certa gerarchia:
- Ingressi e corridoi con luci di orientamento e illuminazione soffusa, per guidare il cliente in un percorso di esplorazione ben definito e creare una piacevole sensazione di attesa.
- Aree di prova con luci intense e direzionate, soprattutto nei camerini. Una scelta fatta con l’intento di simulare la luce naturale e permettere ai clienti di valutare bene i capi.
- Esposizione prodotto con fasci di luce direzionali, focalizzati su ogni modello, per enfatizzarne dettagli e materiali.

Pazzesco, non è vero?
Anche in spazi più piccoli si possono fare grandi cose: l’importante è affidarsi ad allestitori esperti, che conoscono l’importanza della luce e sviluppano il progetto di retail insieme a consulenti professionisti nel mondo dell’illuminotecnica. E’ da collaborazioni come queste, e da un calcolo illuminotecnico fatto ad hoc, che nascono progetti in cui la luce diventa lo strumento più prezioso per far risaltare il prodotto e l’atmosfera e in cui nessun dettaglio viene lasciato al caso.
Luce nello stand fieristico: la qualità fa la differenza.
In una fiera, spiccare in mezzo a tanti competitor e riuscire ad attrarre nuovi clienti è decisamente sfidante. Lo stand fieristico deve essere in grado di colpire subito il visitatore, attirandolo verso l’ingresso, per poi stupirlo e intrattenerlo con l’atmosfera e i contenuti che trova al suo interno.
Attenzione però: non si tratta di “quanta luce”, ma di “quale”. E qui arriva il vero problema.
Si tende a pensare che per un allestimento temporaneo non valga la pena investire in una buona illuminazione, motivo per cui trovare allestitori che abbiano un parco luci dalla qualità eccellente non è affatto semplice.
Dopo oltre 40 anni di esperienza, in Punto Ciemme lo sappiamo: per questo offriamo ai nostri clienti faretti come i Ray Mini Targetti, al posto di quelli più classici da blindosbarre, che garantiscono standard qualitativi molto più elevati.
Il risultato è uno stand più luminoso e brillante, in cui i prodotti esposti si fanno notare davvero, in tutte le loro colorazioni.
I 3 pilastri di una buona illuminazione.
La qualità della luce è fondamentale, ma per assicurarsi uno stand fieristico che colpisce nel segno non è di certo l’unica cosa da tenere in considerazione. Vediamo insieme i 3 pilastri su cui si basa la perfetta illuminazione di uno stand:
1- Conoscenza del contesto
Di che fiera si tratta? Dove si svolge? E quando?
Sembrano tre domande poco connesse al tema, ma conoscere le condizioni climatiche del luogo in cui si svolge la fiera e se influiranno sull’illuminazione del proprio padiglione è fondamentale: progettare uno stand per un evento che si svolge a gennaio in nord Europa è ben diverso da progetto lo stesso stand, ma per il mese di giugno in Italia. Soprattutto se lo spazio che ti viene assegnato capita proprio vicino a una grossa vetrata.
2- Architettura dello stand
Se nel caso di uno stand chiuso è più facile avere pieno controllo sul risultato dell’illuminazione, quando si opta per stand aperto ci si espone alle condizioni ambientali del padiglione fieristico e questo può avere un peso non indifferente sull’illuminazione dello stand.
Fonti luminose degli stand vicini, luce naturale proveniente dall’esterno o persino la mancanza di illuminazione adeguata potrebbero danneggiare la resa finale dell’allestimento: il nostro consiglio è quello di dotarsi di un impianto dimmerabile e più potente rispetto a quanto serve. In questo modo la potenza luminosa si potrà regolare in base alla luce circostante.
3- Tipologia di prodotto
La temperatura della luce è da sempre legata alla tipologia di prodotto; non c’è una regola ferrea su quale utilizzare, ma qualche linea guida può tornare sempre utile.
In rari casi, come la degustazione del caffè la temperatura della luce arriva fino ai 6500 Kelvin, simile a quella d’ambiente, in pieno giorno.
Per trasmettere una sensazione di calore e familiarità si tende a usare la “warm light”, una luce con temperatura intorno ai 2700 Kelvin.
Per riprodurre una luce naturale, la temperatura è intorno ai 4000 Kelvin, perfetta nel campo della moda e della tecnologia.
La luce come strumento strategico.
Per far risplendere il tuo retail o lo stand fieristico che stai progettando, affidarsi a partner esperti, con una ottima conoscenza della luce, è fondamentale.
Per gestire ogni variabile e garantire un risultato ottimale, noi di Punto Ciemme mettiamo a disposizione di ogni progetto un project manager dedicato e il nostro team di tecnici esperti.
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