Stand design

Usabilità e esperienza utente nello stand fieristico: il caso dello stand Wega

L’esperienza dell’utente è fondamentale per chi realizza stand fieristici, spazi di interazione tra aziende e utenti; l’ergonomia, lo studio del corretto rapporto tra uomo, macchina e ambiente, ha particolare importanza nel progetto di uno stand fieristico per due concetti che la riguardano:

  • L’usabilità, nel senso della facilità di utilizzo che caratterizza lo spazio
  • L’esperienza d’uso, nel senso delle percezioni, sensazioni, vissuti psicologici che caratterizzano l’utilizzo dello spazio

In termini di progettazione e costruzione dello stand, si considerano due prospettive: il punto di vista del visitatore e le richieste di strategia espositiva dell’azienda:

  • Punto di vista del visitatore: l’usabilità interessa i flussi di traffico all’interno dello stand e dello spazio fieristico; l’esperienza d’uso riguarda la comunicazione (verbale, paraverbale, sensoriale) cui il visitatore è esposto nello stand.
  • Strategia espositiva dell’azienda: l’usabilità viene impiegata per indirizzare l’esperienza dell’utente verso le interazioni desiderate dall’azienda, rendendo queste ultime più facili, “naturali”; l’esperienza d’uso è invece disegnata per assicurarsi una corretta trasmissione dei valori aziendali e dei contenuti del prodotto.

La progettazione condivisa, che mette insieme l’azienda committente e creatore dello stand in un percorso guidato di co-progettazione, consente di coniugare queste due prospettive, riunendole e allineandole agli obiettivi strategici che l’azienda persegue in fiera.

Un esempio di successo nella costruzione di usabilità ed esperienza d’uso è rappresentato dallo stand che abbiamo realizzato ad Host 2019 per Wega, importante azienda veneta produttrice di macchine per caffè espresso. Uno stand nato dal nostro format di progettazione condivisa, il Metodo CSPCooperative Smart Planning framework. In questo articolo proponiamo un’analisi del caso, utile a comprendere al meglio le dinamiche che caratterizzano questo percorso.

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L’azienda

Wega Macchine per Caffè produce e distribuisce macchine per caffè espresso e macinacaffè professionali in più di 140 paesi in tutto il mondo. Wega dispone di una superficie produttiva di oltre 20.000 metri quadri, la più grande fabbrica al mondo di macchine per caffè espresso; le sue creazioni sono caratterizzate da una profonda attenzione al design e all’ergonomia, oltre che dall’essere all’avanguardia sul fronte del risparmio energetico.

Gli obiettivi della strategia espositiva

Per l’edizione 2019 di Host, la più importante fiera mondiale del comparto HoReCa che si tiene a Milano con cadenza biennale, Wega aveva due obiettivi principali

  • Presentare le ultime novità in ambito prodotto, suddivise nelle differenti gamme in cui si articola l’offerta dell’azienda
  • Trasmettere con forza i valori del brand attraverso un’esperienza caratterizzante, capace sia di attrarre il visitatore che di trasmettergli un ricordo preciso e duraturo della visita allo stand

Per sviluppare uno stand perfettamente rispondente a queste esigenze, la direzione di Wega ha deciso di rivolgersi a Punto Ciemme e di utilizzare il metodo CSPCooperative Smart Planning framework per un miglior allineamento tra gli obiettivi aziendali da un lato, la strategia espositiva e la sua concretizzazione nello stand dall’altro.

La declinazione della strategia

Negli incontri che costituiscono il fulcro del metodo CSP, gli obiettivi si trasformano in azioni di marketing espositivo e in indicazioni concrete per i progettisti:

Vengono scelti alcuni precisi attributi del brand da sottolineare nell’esperienza del cliente: lo spirito rock, l’appartenenza, (molto sentita in una categoria, quella dei baristi, definita sia professionalmente che in termini di stile di vita), la vicinanza al cliente.

Si identificano il design delle macchine, la tecnologia, e l’affidabilità come punti centrali per l’esperienza di visita legata al del prodotto; si manifesta quindi il bisogno di un’esposizione strutturata del prodotto, alla quale associare occasioni di interazione concrete che rendano possibile apprezzare tecnologia e affidabilità.

Sul fronte dell’esperienza complessiva nello spazio espositivo, la nuova veste grafica del brand necessita di essere comunicata in modo pervasivo, e a livello percettivo è necessario trasmettere accoglienza e apertura verso il cliente.

La necessità di distinguersi dai concorrenti creando un polo di attrazione rischia però di compromettere alcuni di questi punti: ad Host la lotta per catturare l’attenzione del visitatore è particolarmente serrata, e la presenza di un’area di show è irrinunciabile; tuttavia la dinamica dello show rischia di:

  • Incrementare eccessivamente i flussi durante gli show, rendendo l’esperienza di visita caotica e meno votata all’ accoglienza e all’inclusione
  • Limitare le opportunità di esibizione della vasta gamma di Wega alle sole macchine oggetto di esibizione
  • Rendere meno evidente la comunicazione del brand, attraverso un’esperienza di visita eccessivamente focalizzata sullo show

È proprio attraverso il disegno dell’usabilità, cioè della manovra dei flussi interni allo stand, che l’esperienza di visita desiderata riesce a prendere corpo.

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La gestione dei flussi

I progettisti di Punto Ciemme identificano nel disegno dei flussi di visita all’interno dello stand l’occasione per

  • Valorizzare i motivi grafici del brand
  • Scomporre l’esperienza di visita in fasi successive, dedicate a
    • Presentare i prodotti
    • Comunicare il brand e le caratteristiche delle macchine di punta
    • Instaurare relazioni dirette

La nuova veste grafica del brand è basata sul motivo dell’onda; lo stand di Wega viene disegnato come la successione di 3 motivi ad onda:

  • Il primo, sul perimetro esterno, nel quale viene esposta una prima linea di prodotti; i primi che il potenziale cliente incontrerà nel disegno dei flussi di visita, e non quelli oggetto di esibizione nello show
  • Il secondo motivo ad onda è costituito dalla combinazione orizzontale di tre banconi di dimostrazione. In questi avviene lo show bartending, ma la collocazione all’interno ha lo scopo di animare il flusso che si crea sul perimetro, portando i visitatori dentro lo stand
  • Il terzo motivo è formato dall’area riservata di interazione commerciale: le salette meeting sul retro dei banconi. Il flusso verso la terza onda è interamente regolato, e avviene solo per opera dei commerciali che possono invitare i visitatori interessati alla trattativa.

La cosa più importante, però, è che l’usabilità dello stand è disegnata all’insegna del movimento: l’utilizzo dei fattori di arredo e di interazione nello stand è studiato per mantenere i flussi sempre in moto, così da non produrre uno stand troppo affollato o da non privilegiare parti dell’esperienza di visita rispetto ad altre. Gli strumenti principali attraverso cui questo avviene sono

  • Ogni macchina può essere oggetto di dimostrazione e di coffee tasting, ma le sedute di fronte alla macchina stessa sono alte, a sgabello, per offrire l’opportunità di sperimentare le prestazioni della macchina e l’accoglienza del personale, ma senza determinare fermate eccessive da parte del visitatore
  • I tre banconi di dimostrazione sono disposti in modo da favorire il flusso dall’uno all’altro, per sperimentare le diverse esperienze offerte da differenti macchine
  • Lo show bartending è pensato per generare un flusso continuo di visitatori e per scandire il tempo: non avviene in singoli momenti del giorno, ma in maniera continua; su ciascun bancone è però montato un ledwall, che proietta contenuti differenti al mattino, al pomeriggio e all’ora dell’aperitivo, trasformando l’ambiente in mattinata in stile bakery house, nel pomeriggio in stile cofee shop e all’ora dell’aperitivo in stile cocktail bar. Il tutto comunica la versatilità dei prodotti Wega e la grande varietà di situazioni a cui si prestano, ma nel contempo genera un effetto sorpresa che spinge i visitatori a muoversi all’interno dello stand

L’effetto è quello di ondate circolari di traffico, che aumentano lo spazio di esposizione e consentono ad un gran numero di utenti di ottenere dalla visita esattamente il tipo di esperienza desiderato dall’azienda.

Il movimento in sé crea anche l’impressione di essere attirati all’interno di uno spazio accogliente, trasmettendo al visitatore la sensazione di essere desiderato.

L’allestimento dello stand, che dà una grande importanza ai toni del nero e dell’acciaio, completa l’esperienza con un tono rock dalle sfumature raffinate, all’interno del quale i motivi del brand sono costantemente presenti.

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I risultati

Per descrivere i risultati dell’operazione abbiamo chiesto l’aiuto di Paolo Nadalet, Amministratore Delegato di Wega, che ha accettato di condividere con noi le sue opinioni in merito.

Punto Ciemme: Dottor Nadalet, da dove nasce la decisione di strutturare lo stand attraverso un percorso di analisi e progettazione condivisa come il metodo CSP?

Paolo Nadalet: La decisione di seguire un percorso di analisi e co-progettazione nasce dall’esigenza di strutturare al meglio lo spazio espositivo. Questo approccio ha permesso di gestire al meglio l’usabilità e la fruibilità dello stand, ottimizzando il flusso di visitatori e dando inoltre risalto ai diversi elementi e macchine posizionate nell’area espositiva.

PCM: Quanto pesa oggi una fiera come Host nella strategia di Wega?

PN: Host è sicuramente al centro della strategia di marketing e comunicazione per un brand come Wega. Partecipare alla rassegna milanese con uno stand in grado di valorizzare le nostre macchine e rappresentare il brand e i valori che racchiude è fondamentale per presentarsi al meglio sul mercato e ai propri clienti.

Conclusioni

Esperienza d’uso e usabilità dello stand sono due aspetti fondamentali della progettazione, e la loro determinazione combinata è fondamentale nel raggiungimento degli obiettivi della strategia espositiva. Solo una condivisione piena tra azienda e creatore di spazi può, però, aprire la strada al loro utilizzo in chiave strategica.

Stand fieristico polifunzionale: coniugare esigenze commerciali e comunicative nel contesto della fiera

Le fiere, soprattutto quelle più caratterizzanti di un determinato settore, sono contesti fondamentali sia per lo sviluppo dei rapporti commerciali, sia per comunicare identità e forza di un brand: quando tutti gli attori principali di un mercato, sia clienti potenziali che competitors, si concentrano in un solo luogo è vitale ribadire a entrambi il proprio posizionamento competitivo sia in termini di marchio che in termini vendite.

La strategia dell’azienda per una determinata fiera può privilegiare l’uno o l’altro aspetto, ma il principale dispositivo dell’esposizione fieristica, lo stand, deve sempre saper esprimere questa scelta. La nostra tensione a realizzare stand con la progettazione condivisa, attraverso incontri con le aziende clienti guidati dal Metodo CSP, serve a questo: ci accertiamo che la strategia aziendale venga tradotta in spazi espositivi.

Cosa succede però quando l’azienda, in fiera, deve dare pari importanza alle esigenze commerciali a quelle di brand? Vi raccontiamo come si bilanciano le due istanze attraverso il caso del nostro cliente Astoria.

stand polifunzionale

L’azienda Astoria

Astoria è un’azienda che da oltre 50 anni produce e commercializza macchine da caffè espresso professionali; l’azienda distribuisce i propri prodotti in tutta Europa, in Nord America e Russia, con una presenza diretta in molti paesi e stabilimenti produttivi in Italia e Romania. Un’organizzazione estesa con una produzione all’avanguardia che coniuga i principi del Lean Manufacturing, l’ecosostenibilità e una continua innovazione nella tecnologia e nel design di prodotto.

L’azienda viene da un processo di redesign di logo e brand che l’ha portata nel 2016 a rinnovare completamente gli asset iconografici del marchio; è quindi molto attenta alla promozione della nuova immagine. La dimensione internazionale consolidata e l’appartenenza ad un grande gruppo italiano, leader nel comparto del food equipment, spingono inoltre per la comunicazione della dimensione manageriale di Astoria, in un mercato che è invece caratterizzato da medie strutture ancora fortemente centrate sulla figura del singolo imprenditore / proprietario.

L’occasione: host Milano

Host è la biennale dell’industria del catering e dell’accoglienza; uno degli appuntamenti mondiali più importanti per tutto il comparto della caffetteria, e la seconda presenza di Astoria dall’avvenuto redesign del brand. Un momento fondamentale nelle strategie commerciali, un’occasione cardine per la comunicazione di marchio. Astoria decide di affrontare al meglio questa opportunità, cercando un ridisegno complessivo della propria strategia espositiva: sviluppare uno stand adatto per Host, ma che ponga le basi per tutta la comunicazione fieristica, anche nei successivi appuntamenti del settore.

Con queste esigenze ben definite, Astoria intraprende una partnership con Punto Ciemme.

Per affrontare un processo articolato come quello richiesto, le due aziende decidono di ricorrere al Cooperative Smart Planning framework di Punto Ciemme, il metodo CSP messo a punto proprio per coordinare le esigenze strategiche dell’azienda espositrice con le scelte sulla progettazione e costruzione dello stand. Dai momenti di analisi condivisi emergono con chiarezza alcuni spunti, che daranno corpo al progetto generale.

Le esigenze del brand

Attraverso i meeting guidati dalle logiche di Design Thinking del metodo CSP, le necessità del brand si specificano più chiaramente:

  • Comunicare un’azienda dall’approccio strategico strutturato che vede l’istinto e il carisma imprenditoriali affiancati da competenze manageriali.
  • Creare un percorso tra i vari prodotti che dia adeguata visibilità a tutti: i progressi fatti in ricerca e sviluppo sono molti ed è necessario che il mercato possa vederli tutti
  • Comunicare in maniera strutturata il nuovo design, senza però essere di rottura: il settore, popolato soprattutto da medie aziende, è caratterizzato da un approccio comunicativo diretto e poco sofisticato, per lo più gestito internamente anziché da specialisti. Una comunicazione eccessivamente di rottura rischia di non essere percepita da target e stakeholders
  • Ampliare gli spazi di relazione con il cliente e arricchire l’ambito di valutazione del prodotto e della partnership fornitore/cliente, portandolo fuori dalle sole dinamiche di prezzo

Astoria vive inoltre la dimensione dei differenti prodotti e dei product-brand interni: questi stanno al di sotto del brand aziendale ma rispondono a segmenti di mercato ed esigenze diverse; devono quindi essere rappresentati adeguatamente, ma anche rapportarsi nel modo corretto al brand, senza prevaricarlo o cannibalizzarsi reciprocamente sia dal punto di vista della presenza di marchio, sia dal punto di vista commerciale (cioè delle opportunità di interazione offerte ai potenziali visitatori).

I principali dispositivi commerciali e di brand nel contesto fieristico

Nel contesto delle fiere, in tutte le fiere, esistono delle direttrici di azione sulle quali si imposta la strategia espositiva; queste azioni vengono compiute adottando scelte precise nel disegno e nella costruzione dello stand. Alcune di loro sono maggiormente di carattere commerciale, altre più improntate alla comunicazione del brand. Vediamole brevemente per comprendere al meglio quanto realizzato nello stand di Astoria

I principali dispositivi di brand nel contesto fieristico

Per segnalare il brand all’interno della fiera, le dimensioni di azione più frequenti sono

  • La dimensione dello stand
  • Colori e forme associate al logo, anche nell’architettura interna e nei complementi
  • La dimensione di show dello stand stesso: molto importante soprattutto nelle fiere cardine del settore. La dimensione di show è fondamentale per
    • Attirare i clienti
    • Intrattenerli con uno spettacolo centrato sul brand
    • Attualizzare le promesse del brand in un’esibizione

I principali dispositivi commerciali nel contesto fieristico

Per facilitare le relazioni commerciali, il lavoro si concentra soprattutto su

  • I dispositivi di attrazione del cliente: show, immagini, elementi di attrattiva per catturare la sua attenzione e invitarlo ad entrare nello stand
  • I percorsi di visita (pedonabilità) interni allo stand
  • Le occasioni di test di prodotto
  • Le diverse aree di interazione tra commerciali dell’azienda e potenziali clienti, che si distinguono in base all’intensità potenziale della relazione (dalla semplice stretta di mano all’entrata fino alla trattativa in spazi riservati e chiusi, passando per la conversazione guidata sul prodotto e l’eventuale test in loco)

È possibile costruire stand che privilegino uno o più di questi, favorendo l’utilizzo dello show per l’attrazione dei clienti o per la rappresentazione del brand, o studiando percorsi incentrati a generare intrattenimento (brand oriented) invece che pensati per costruire interazione con la rete vendita (sales oriented)

Coniugare i due fattori richiede equilibrio, un’ottima conoscenza delle intenzioni e delle aspettative del brand, una consapevolezza progettuale che consenta un disegno degli spazi e dei contesti di esposizione che armonizzi le due dimensioni.

La realizzazione del concept espositivo

Raccolte le istanze del brand e identificate le principali direttrici d’azione, inizia la fase di condivisione creativa delle ipotesi; a questa succede il momento di studio e sintesi da parte di Punto Ciemme, che si conclude con la presentazione del concept espositivo e dell’idea progettuale.

L’idea progettuale propone uno stand per Host che dia precisa risposta alle esigenze manifestate, attraverso una serie di scelte di design e costruttive:

  • Attenta pianificazione degli ingombri e della dimensione perimetrale per stabilire aree funzionali chiaramente identificate; progettazione dei flussi di visita per gestire i percorsi dei potenziali clienti,
  • fornendo a ciascuna area funzionale un ruolo preciso nei percorsi stessi,
  • mettendo a disposizione dei commerciali differenti percorsi in cui guidare i clienti, a seconda della situazione e della valutazione dello stadio del rapporto (semplice interesse, test, trattativa)
  • consentendo di mixare esperienze passive, più orientate al brand, come osservare lo stand e assistere ad uno show bartending, con esperienze attive come il testing di prodotto, anche diretto
  • Disegno della planimetria con studio strategico dei meccanismi di interazione e di attrazione:
  • stand a C, con un approccio semiaperto all’esterno in modo da risultare visibile ma non 100% accessibile, incanalando così i flussi di visita
  • deck per lo show bartending di dimensioni importanti ma soprattutto
  • di forma ovale, in modo da offrire tutti i lati ai visitatori e non un “fronte palco” ed un “backstage”
  • al centro dell’esposizione, in modo da poter essere perfettamente visibile da tutti i punti dell’interno dello stand
  • leggermente sbilanciata verso il lato aperto, in modo da costituire contemporaneamente anche elemento di attrazione verso l’esterno
  • studio dell’ergonomica per le postazioni di esibizione prodotto, in modo da garantire la possibilità per i commerciali di offrire un test di prodotto in ogni momento
  • copertura e velettone logati e di grande estensione, per segnalare il brand anche da grande distanza
  • disegno degli interni a linee curve, per richiamare la dimensione del brand in ogni dettaglio della struttura
  • Disposizione a raggera dei prodotti, per consentirne la distinzione ma presentandoli in modo equidistante dal brand, che rimane anche fisicamente il centro e il cappello attorno a cui essi si dispongono

Attraverso queste scelte progettuali si dà vita ad un meccanismo espositivo in cui

  • La visibilità del brand è garantita sia verso l’esterno, con un’istallazione di grandi dimensioni e con un dispositivo di attrazione (lo show bartending) , sia verso l’interno nelle forme e nei colori dello stand, e ancora nella fruibilità da ogni punto dello show stesso
  • Le opportunità commerciali sono amplificate dalla possibilità dei commerciali di affrontare conversazioni tecniche in qualunque momento, anche durante uno show, per la disponibilità di prodotti da test sostanzialmente in ogni punto dello stand
  • I commerciali possono strutturare il percorso di visita a seconda delle necessità, orientando da subito l’interazione dei clienti con i prodotti senza perdere il contatto visivo con lo show ed evitando la cannibalizzazione tra i vari prodotti.
  • Lo stand risulta sempre frequentato, per effetto della forma semiaperta e della posizione del deck per lo show bartending che limitano parzialmente l’accesso e la visibilità della parte più profonda dello stand, attivando così la curiosità dei visitatori di passaggio

I risultati

Gli sforzi compiuti da Astoria e Punto Ciemme per la realizzazione di uno stand che coniugasse brand ed esigenze commerciali hanno portato ad un successo per il marchio ad Host; la miglior sintesi dei risultati è nelle parole di Guido Delcogliano, Direttore Commerciale di Astoria, che ha risposto ad alcune domande sull’esperienza della fiera:

Punto Ciemme: Dottor Delcogliano, Host è una fiera in cui l’anima brand/marketing e l’anima vendite dell’azienda entrano in competizione: esibizioni, grandi stand, ma anche necessità di chiudere contratti. Può uno stand aiutare nel trovare una sintesi?

Guido Delcogliano: Certo che sì. La fiera è ancora oggi l’anima del commercio dove visibilità dei prodotti e del brand sono leve di vendita fondamentali che devono essere inserite e sintetizzate nel giusto contesto. La progettazione, l’analisi e la definizione della struttura di uno stand risultano essere fondamentali per creare il giusto ambiente in cui branding e vendite devono fondersi insieme per creare la giusta ambientazione che consenta di massimizzare l’investimento.

PCM: Per un direttore commerciale rappresentare più brand in fiera può essere complesso: clienti dalle esigenze differenti, spesso reti vendita differenti. Lo stand è riuscito a dare il giusto spazio a tutte le anime di Astoria?

GD: Credo che lo stand sia riuscito ad esprimere perfettamente l’anima e i valori di Astoria.

Noi facciamo del brand il nostro punto di forza e il modo in cui ci presentiamo ai nostri clienti e al pubblico in fiera è fondamentale per veicolare il brand e tutte le sue diverse anime.

Gli sviluppi

Il lavoro portato avanti per Host ha dato vita ad un concept espositivo complessivo, che Astoria ripropone nelle più importanti fiere di settore in Europa; la progettazione modulare e il montaggio diretto da parte di Punto Ciemme consentono di recuperare una larga parte dei componenti dello stand originale, e di adattarlo alle differenti dimensioni delle piazze espositive acquisite dall’azienda nelle varie fiere.

Lo sforzo progettuale raccoglie quindi i propri frutti in più contesti, e si caratterizza come processo strategico a metà tra la dimensione commerciale e quella di marchio.

Conclusione

In questo articolo abbiamo mostrato come, attraverso una progettazione condivisa e soprattutto attraverso gli strumenti del metodo CSPCooperative Smart Planning framework, sia possibile trovare una sintesi efficace tra esigenze commerciali ed esigenze di brand in un contesto fieristico, e produrre risultati che vanno al di là della singola manifestazione per diventare un vero e proprio concept espositivo di marchio.

Design e sfide progettuali: il rapporto con gli studi di architettura e il controllo di filiera

Come si crea un rapporto vincente tra uno studio di architettura e un produttore di spazi espositivi? Spieghiamo il nostro punto di vista raccontando le peculiarità della realizzazione dello stand di ArtCeram a Cersaie, progettato dallo studio Meneghello e Paolelli Associati e costruito da Punto Ciemme.

Anticipando la conclusione, il successo di un progetto che presenta delle sfide rende determinanti alcuni fattori:

  • La disponibilità dello studio di architettura al confronto e ad un dialogo aperto
  • La capacità di chi realizza lo spazio espositivo di mettere a disposizione dello studio figure di contatto competenti, che sappiano comprendere il progetto anche al di fuori degli elementi tecnici
  • Un controllo delle attività che consenta di valutare gli output e fornisca risposte pronte (anche a livello di test) alle necessità del progetto
  • Uno spazio di ricerca che garantisca la migliore attuabilità delle scelte estetiche e progettuali operate dallo studio.

Cersaie, una fiera sfidante

Cersaie è una delle fiere più importanti del mondo; dedicata alla filiera della ceramica, dei pavimenti e dei rivestimenti, Cersaie dà ai creatori e ai costruttori di spazi espositivi grandi occasioni di espressione: gli stand a Cersaie, infatti, presentano normalmente metrature e budget consistenti. Il motivo va ricercato nella natura del prodotto, nella rilevanza dell’appuntamento commerciale e nelle dimensioni delle aziende espositrici.

A fronte di questo, però, le sfide progettuali sono più complesse rispetto ad altre fiere: prodotti di grandi dimensioni, spesso di peso ragguardevole, o il cui montaggio per l’esposizione deve essere adeguatamente studiato (è il caso, come vedremo, dell’arredobagno); il tutto sempre con finiture impeccabili, in linea con l’immagine dei brand e con il contesto della fiera: il contenuto estetico degli stand a Cersaie è infatti elevato, trattandosi di una manifestazione del comparto design; come al Salone del Mobile, anche a Cersaie una gran parte degli spazi espositivi è concepita e progettata da architetti, alcuni dei quali molto noti, tutti molto capaci. Un costruttore di spazi espositivi si confronta dunque con soluzioni di alto profilo sia per l’esigenza tecnica che per la necessità di dare risposta a richieste estetiche elaborate. A questo si aggiunge che i tempi concessi dalla fiera per il montaggio sono tendenzialmente ridotti e concedono poco margine d’errore, se si considera che parliamo di stand di grandi dimensioni, strutturalmente complessi ed esteticamente elaborati.

ArtCeram e Studio Meneghello Paolelli Associati

ArtCeram è un’impresa di Cività Castellana (VT) che produce arredobagno di design. Molto attenta all’estetica, ArtCeram vive un rapporto intenso con l’arte, rapporto che si esprime nelle creazioni, nella strutturazione architettonica della sede e anche nelle incursioni che l’azienda si concede nell’ambito del mecenatismo; per Cersaie, quindi, l’esibizione dei prodotti deve essere anche una dichiarazione di valore estetico. La scelta di collaborare con lo studio Meneghello e Paolelli Associati nasce anche dal desiderio di affidarsi ad uno studio di Architettura di fama consolidata e dall’indiscutibile estro creativo.

Per ArtCeram Meneghello e Paolelli disegnano uno stand improntato su strutture curvilinee (archi e ogive) e volumi compenetrantisi, con un alternarsi di tinte lucide e opache che trasmettono un’idea di armonia e progressività; la differenziazione degli spazi consente di creare diverse ambientazioni per proporre differenti situazioni di prodotto.

Punto Ciemme e la sinergia con Meneghello Paolelli Associati

Per un creatore di spazi espositivi, lavorare con un importante studio di architettura significa soprattutto studiare e interpretare le esigenze insite nel progetto, e trovare il modo di soddisfarle; per riuscirci è fondamentale costruire un clima collaborativo, fornendo agli architetti la possibilità di interfacciarsi con professionisti che “parlino la loro lingua”, mettendo le proprie competenze al servizio del progetto.

Su questo fronte, uno dei passaggi vincenti nella nostra esperienza è stata la scelta di dotarci di Project Manager che siano a loro volta architetti o progettisti, e che sappiano quindi coniugare le competenze tecniche con una formazione che consente loro di comprendere a fondo le basi di un’opera architettonica.

Un altro fattore che ci consente di dare il meglio in questi frangenti è la grande importanza che la fase di analisi e pre progetto ha nelle nostre procedure standard: è in questa fase che vengono vagliate le differenti soluzioni possibili e che la comunicazione bidirezionale tra costruttore e architetto ha più rilevanza: in questa comunicazione prendono corpo soluzioni condivise e si costruisce un’esecuzione solida, grazie alla mediazione del Project Manager.

Il controllo diretto della filiera assume un ruolo determinante in questi casi: il fatto di avere tutte le fasi della lavorazione all’interno dell’azienda, nello stesso luogo, ci consente di effettuare test e simulazioni con costi minori e maggiore flessibilità rispetto a chi opera in appalto; inoltre il presidio diretto di lavorazioni come la verniciatura fornisce ampi spazi di sperimentazione, che vengono messi al servizio del progetto.

Il percorso di realizzazione dello stand ArtCeram

Lo stand ArtCeram presentava tutte le caratteristiche di uno stand a Cersaie: grandi dimensioni, budget importante, estetica di alta caratura. A questo, il progetto aggiungeva delle sfide strutturali come la necessità di integrare al meglio le strutture portanti per non compromettere il risultato estetico ma garantendo comunque la tenuta dei prodotti: non è possibile montare arredobagno di qualità in ceramica su pareti di cartongesso senza supporto usare supporti, a causa del peso del prodotto e della cedevolezza del materiale. I prodotti sono soggetti ad antiestetiche “cadute” anche nel caso della presenza di supporti: nei giorni della fiera il peso di lavandini, bidet e altri elementi tende a causarne l’abbassamento progressivo rispetto all’asse di montaggio, generando angoli inestetici rispetto alle pareti e perdita di qualità delle finiture.

La risposta a questa sfida è stata possibile grazie all’interscambio continuo con lo studio Meneghello e Paolelli associati, e alla decisione di cambiare le procedure standard con cui si affronta la realizzazione di uno stand: abbiamo infatti deciso di pre-ingegnerizzare tutto lo stand, e di montarlo interamente all’interno della nostra struttura molto tempo prima della fiera; Avere all’interno dell’azienda l’intera filiera delle operazioni ci ha dato la flessibilità necessaria, e abbiamo così potuto individuare soluzioni alternative, identificare i momenti critici del montaggio, e trovare soluzioni smart come il pre-assemblaggio di alcuni componenti o il ridisegno di altri per renderli più performanti.

Inoltre il test ci ha consentito di verificare i punti migliori per l’inserimento dei supporti, così da garantire che si integrassero nel progetto e non ne compromettessero l’estetica.

In ultima, la verniciatura interna ci ha permesso di effettuare più prove per arrivare al risultato desiderato, e di verificarne a tutti gli effetti la correttezza progettuale ed estetica: la scelta di verniciare a lucido alcune aree dello stand ha richiesto l’uso di tecniche speciali, e poterle eseguire all’interno della struttura ci ha consentito di accordare il risultato nei minimi dettagli al mood previsto per lo stand.

Questo passaggio ha fatto si che potessimo anche disegnare con precisione le operazioni di montaggio, mettendo a confronto diverse alternative così da ridurre tempi e rischi di errore una volta giunti in fiera.

I risultati

Lo stand di Art Ceram è stato realizzato e montato perfettamente in tempo, in totale compliancy sia con il progetto iniziale che con le aspettative dello studio e del cliente. Il successo di pubblico durante la fiera è stato conferma della bontà dell’approccio tenuto, e della capacità di collaborazione mostrata da tutti gli attori coinvolti.

Perché utilizzare metodi di progettazione condivisa: il caso Xm World

Uno stand in fiera è uno strumento di comunicazione molto forte per un’azienda, soprattutto nelle realtà industriali per le quali gli appuntamenti fieristici sono il principale momento di interazione con il pubblico.

 

Che cosa cambia quando si passa da una progettazione tradizionale dello stand (brief, proposte e preventivo), ad una progettazione condivisa come quella che proponiamo con il nostro Cooperative Smart Planning Framework?

 

La progettazione condivisa può essere uno straordinario momento di “brand discovery”, in cui possono emergere caratteristiche del marchio, esigenze comunicative e tratti dell’identità aziendale non ancora adeguatamente valorizzate.

 

L’ ideazione e la realizzazione dello stand XM World per la fiera Sicurezza hanno seguito le dinamiche del nostro Framework CSP, e sono una dimostrazione singolare di quanto detto fin qui: un momento di confronto fra varie aree aziendali che ha portato ad una revisione complessiva della comunicazione fieristica del marchio, e probabilmente anche a cambiamenti di più ampio respiro nel sistema comunicativo del brand. Seguiteci nel racconto di questo caso per scoprire tutti i vantaggi di una progettazione condivisa con il Cooperative Smart Planning Framework.

 

Infinity Play, OnAutomation, Ipdoor: XMWorld

 

Infinity Play è un’azienda che si occupa di domotica, videosorveglianza evoluta e governo remoto dei sistemi abitativi; OnAutomation è attiva nell’automazione stradale e residenziale, per la movimentazione elettromeccanica dei punti di accesso come cancelli, serrande e barriere; Ipdoor realizza dispositivi di accesso smart, come videocitofoni che consentono il controllo da remoto delle entrate ad una casa o a un complesso, registrando tutte le informazioni utili.

Insieme compongono XMWorld, un gruppo industriale che ha in domotica, automazione e tecnologia i punti nevralgici della propria visione.

 

La collaborazione tra Punto Ciemme e XMWorld dura da diversi anni e ha prodotto spazi espositivi per un gran numero di fiere di settore.

Sviluppare stand con un approccio tradizionale

 

Fino all’edizione 2019 della fiera Sicurezza, a Milano, l’esibizione fieristica dei marchi del gruppo è stata gestita con un approccio tradizionale: brief aziendale, debrief dei Project Manager di Punto Ciemme, proposta di progetto, realizzazione dello stand. Il contatto tra azienda e allestitore è avvenuto sempre attraverso singoli scambi: titolare o Direttore Marketing in diretto rapporto con Project Manager o progettista.

 

Questo ha condotto alla realizzazione di stand con una forte impronta dei singoli marchi e delle singole aziende del gruppo; l’esperienza di visita era indirizzata ai clienti di ciascuna azienda, con l’obiettivo di evidenziare subito l’area di interesse e canalizzare il traffico sull’azienda coinvolta. L’immagine trasmessa era fortemente technology-oriented, con soluzioni estetiche centrate sui contrasti bianco-nero e sull’uso di pareti a specchio, e un percorso di visita improntato sulle singole soluzioni tecnologiche proposte.

 

Il passaggio ad un approccio di progettazione condivisa

 

Per l’edizione 2019 abbiamo proposto a  XMWorld di adottare un sistema di progettazione condivisa, coinvolgendo tutti gli stakeholder interni in un momento di condivisione guidato dalle logiche di Design Thinking del nostro Framework CSP.

 

Ottenuta l’approvazione abbiamo pianificato l’incontro presso la sede dell’azienda; tra i partecipanti, i responsabili commerciali delle diverse imprese del gruppo, i product designer, l’area Ricerca & Sviluppo e tutte le figure che a diverso titolo erano coinvolte nell’organizzazione e nella gestione della fiera, o erano in qualche modo toccate direttamente dagli esiti della fiera stessa.

 

Il cambio di paradigma

 

Stimolati dal reticolo informativo del Cooperative Smart Planning Framework, i partecipanti hanno fatto emergere le diverse declinazioni degli obiettivi aziendali: le esigenze riguardo alle manifestazioni fieristiche sono apparse più ampie di quanto fino a quel momento considerato; è stato necessario un processo di sintesi per riconoscere le più importanti tra di esse, e coniugarle.

 

Tra queste la più forte è stata l’idea che una maggiore sinergia tra i differenti marchi fosse utile in un contesto fieristico: scegliere di comunicare una leadership tecnologica che si sviluppa su più campi differenti, e un progetto di dimensioni importanti, amplia lo standing del brand a apre opportunità commerciali su un target più esteso.

 

Questo ha portato ad un sostanziale cambio del paradigma espositivo: non più uno stand caratterizzato dai tre marchi, con il gruppo sullo sfondo, ma uno stand che mette il marchio di gruppo, XMWorld, come cappello e presenta le tre aziende al suo interno come declinazioni di un unico progetto.

 

Inoltre il contatto con il personale del marketing e del product design ha segnalato valori aziendali già presenti nell’attività delle imprese del gruppo, ma scarsamente rappresentati nell’identità che emergeva negli spazi espositivi:

 

  • Il valore del design, elemento a cui i clienti delle soluzioni domotiche sono molto sensibili, e che viene curato in tutti i sistemi XMWorld.
  • Il valore della sostenibilità, che caratterizza i comportamenti virtuosi delle aziende del gruppo e che non era mai stato comunicato.

 

 

Le soluzioni progettuali

 

Questo cambio di paradigma ha condotto ad una serie di soluzioni progettuali di forte impatto sulla presenza fieristica di XMWorld.

 

Sul piano del design esterno, la progettista di Punto Ciemme, Architetto Laura Franco, ha previsto la copertura dell’intero stand con un velettone monocromatico nero che diventa l’elemento caratterizzante della struttura. Sul velettone, a grandissime dimensioni, il logo XMWorld; al di sotto, chiaramente visibili ma parzialmente coperte, le grafiche dei prodotti offerti dalle singole aziende, in un contraltare di grafica e monocromo particolarmente elegante. La preponderanza del nero del velettone è spezzata dalla scelta di pareti traslucide, parzialmente trasparenti, che alleggeriscono la struttura e creano effetto vedo-non vedo. Dal punto di vista dell’esperienza utente, dimensioni e posizione del logo consentono l’individuazione dello stand anche da grande distanza, in modo da creare notorietà di marchio. Mano a mano che l’utente si avvicina, diventano per lui visibili i marchi delle singole aziende e le caratteristiche dei prodotti rappresentate in grafica, in un processo di specificazione progressiva del bisogno che cattura l’attenzione.

La scelta del velettone è funzionale anche alla creazione di uno spazio “solo parzialmente” aperto: attraverso questa soluzione l’interno dello stand diventa accessibile soltanto attraverso spazi della dimensione di una porta, collocati agli angoli della struttura; in questo modo è possibile controllare meglio i flussi, ma anche produrre una prima “selezione” dei visitatori, che privilegia quelli veramente interessati ad approfondire la conoscenza dell’intera gamma di prodotto. Le pareti semitrasparenti consentono agli utenti in esterna di vedere che lo stand è molto visitato, incrementando così la curiosità e la percezione di valore del brand e della sua esposizione.

 

La “rivoluzione” tocca anche l’esperienza di visita all’interno, sia nelle scelte progettuali che in quelle legate ai materiali:

 

l’introduzione di componenti in legno, fattore del tutto nuovo in una dinamica estetica sempre basata su bianco, nero e specchio, inserisce elementi di design e di maggiore eleganza che ammorbidiscono l’anima tecnologica dell’esposizione.

La creazione di una zona lounge con tappeto erboso e sedute più informali (tavolini bassi e poltroncine) contribuisce ad accorciare le distanze con il cliente, e a richiamare temi green ribaditi dalla comunicazione visuale in-stand.

 

Ma è nel disegno dell’esposizione che il nuovo approccio al brand trova la sua espressione di punta: l’interno dello stand è disegnato perché l’utente possa vedere contemporaneamente l’intera gamma dei prodotti XMWorld, distinti per azienda e per soluzione ma disposti a 360 gradi attorno all’area lounge, tutti chiaramente visibili dalla posizione in cui l’utente sceglie di accomodarsi; un modo per suggerire le sinergie tra le diverse proposte e stimolare processi di cross selling, a tutto favore degli obiettivi commerciali.

I risultati

 

L’edizione 2019 di Sicurezza si è conclusa solo pochi giorni prima della redazione di questo articolo, ma la soddisfazione di XMWorld è palpabile; le idee progettuali emerse dalla sessione di Cooperative Smart Planning Framework sono già andate al di là della singola fiera, con la commissione da parte del cliente di spazi espositivi più piccoli (destinati a fiere estere di minori dimensioni) ispirati al nuovo paradigma espositivo.

 

Per noi di Punto Ciemme, la soddisfazione di aver aiutato un cliente di lunga data ad evidenziare elementi importanti nella sua comunicazione, e di aver realizzato uno spazio espositivo che riesce a comunicare in modo efficace ai suoi interlocutori i plus della sua offerta.

Quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico? i fattori da tenere in considerazione.

Quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico” è probabilmente la domanda che ci viene posta più spesso; come tutti i professionisti che lavorano su commessa, nel 99 per cento dei casi dobbiamo rispondere “dipende”. In questo articolo però cerchiamo di spiegare da cosa dipenda il tempo necessario per realizzare uno stand fieristico, e quali elementi considerare nei diversi casi per poter effettuare una stima.

A parziale risposta diciamo fin da subito che la produzione di uno stand fieristico si situa in due grandi macrocategorie:

  • stand con un lead time che va da 1 mese a 2 mesi e mezzo,
  • stand con un lead time che va da 4 a 6 mesi.

Nel primo caso parliamo di un processo che parte dalla progettazione, nel secondo parliamo invece di un processo che parta da un’analisi ampia e dettagliata della strategia di marketing legata allo stand. Vediamo insieme le caratteristiche dei due processi, e i fattori che in ciascun caso spingono verso l’uno o l’altro degli estremi.

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Quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico? Dipende dalla progettazione esecutiva!

Per capire quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico bisogna partire dalla progettazione. A tutti è chiaro cosa sia un progetto, ma non tutti sanno che una volta che il progetto è stato realizzato, magari da un team di creativi o da un architetto, bisogna tradurre quel progetto in una serie di processi operativi; semplificando: le istruzioni per chi deve tagliare il legno, il vetro, la plastica, assemblarli, posare il pavimento, strutturare l’impianto elettrico, predisporre le luci, organizzare dimensioni, materiali e colori per le stampe e così via. Questo passaggio si chiama progettazione esecutiva, e il documento che la realizza si definisce appunto progetto esecutivo: lo strumento che traduce la creatività in tecnica. La progettazione esecutiva dello stand è importantissima perché in essa si mettono insieme competenze creative e competenze tecniche per far emergere tutti quei fattori che chiariscono il perimetro operativo dell’opera, incluse le tempistiche. Senza il progetto esecutivo diventa più difficile stimare quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico, quindi chiedere questa informazione prima della fase di studio rischia di determinare una stima meno precisa; diciamo che se si chiede un preventivo con il progetto esecutivo già realizzato, le operazioni di un buon costruttore che abbia il controllo preciso della filiera produttiva e si serva di un Project Manager possono richiedere circa 1 mese di lavoro, anche in presenza di un progetto complesso – ma questo solo se il progetto esecutivo è davvero perfetto in ogni sua parte e non riserva spiacevoli sorprese.

La progettazione esecutiva può essere eseguita dallo studio che realizza la parte creativa del progetto oppure dal costruttore, dipende dal tipo di processo che porta alla creazione dello stand; il tipo di processo è un altro fattore importante per capire quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico

L’impatto del processo nello stabilire quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico

I diversi processi di realizzazione dello stand fieristico si caratterizzano a seconda delle fasi gestite direttamente dal committente, e impattano su quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico.

Abbiamo tre tipi di processi, a seconda di quando si arriva a richiedere un preventivo di realizzazione.

  • dalla consegna del progetto: in questo caso il committente gestisce il progetto (con un suo architetto, o un suo team creativo) e chiede un preventivo per le operazioni che vengono dopo il progetto: progettazione esecutiva, realizzazione, trasporto, montaggio, smontaggio ed eventualmente immagazzinamento.
  • dalla realizzazione del progetto: il committente richiede la realizzazione del progetto; in questo caso le operazioni che vengono quotate sono lo studio preliminare, la progettazione creativa e quella esecutiva, realizzazione, trasporto e montaggio, smontaggio ed eventualmente immagazzinamento.
  • da una considerazione strategica del ruolo dello stand e della fiera nella strategia aziendale: il committente richiede una consulenza per lo studio del contesto fieristico e per coordinare le attività di marketing e vendite legate alla fiera. Questo avviene soprattutto in quei contesti dove l’esperienza del costruttore/consulente nel comparto fieristico può servire a cogliere maggiori opportunità in fiera. È la situazione consulenziale in cui ci muoviamo con il nostro Cooperative Smart Planning Framework. A volte questa attività può essere multiprogetto, cioè può essere legata a più fiere e più stand da realizzare in successione.

Idealmente e a parità di condizioni i primi due tipi di processo possono richiedere da 1 a 3 mesi, il terzo richiede una fase preliminare di analisi e a seconda della complessità e dell’ampiezza del piano complessivo può richiedere da 4 a 6 mesi.

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Gli elementi organizzativi che determinano quanto tempo serve per realizzare lo stand

I diversi tipi di processo che abbiamo evidenziato possono essere svolti in maniera differente a seconda della struttura organizzativa che viene messa in campo. Questo influisce su quanto tempo serve per realizzare lo stand:

  • Presenza di un progettista interno al committente: se il committente ha un progettista interno, ha almeno sulla carta il controllo di tutte le fasi precedenti alla realizzazione e può determinare autonomamente i tempi di queste fasi; va tuttavia sempre considerata la progettazione esecutiva, e la possibilità che il progettista interno non abbia visibilità su tutta una serie di elementi tecnici che invece sono noti al costruttore – questi fattori possono determinare incertezze in fase di lavorazione e vanno “smarcati” durante le fasi iniziali di passaggio delle informazioni.
  • Studio di progettazione esterno: molti committenti si rivolgono a studi di progettazioni esterni; in questi casi a determinare l’impatto sul tempo necessario a costruire lo stand sono:
    • Competenza dello studio: se si tratta solo di uno studio creativo bisogna considerare nel conto dei tempi la progettazione esecutiva e l’ingegnerizzazione che verrà svolta dal Project Manager del costruttore; se invece si tratta di uno studio che fornisce al costruttore anche la progettazione esecutiva, i tempi si possono accorciare.
    • Relazione con il costruttore: se costruttore e studio di progettazione lavorano insieme e si conoscono, possono neutralizzare di comune accordo elementi che allungano inutilmente i tempi; in caso contrario va considerato un “tempo cuscinetto” necessario ai due operatori per tararsi l’uno sull’altro.
  • Progettista e costruttore all in one: quando il costruttore possiede competenze di progettazione (sia creativa che esecutiva) è in grado di ricomprendere al suo interno tutte le fasi della realizzazione dello stand, con un notevole risparmio di tempi.

Infine, per capire quanto tempo serve per realizzare uno stand vanno analizzati i singoli fattori tecnici.

Elementi costruttivi e tecnici che influiscono su quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico

Anche considerando tutti gli elementi di cui sopra, ogni stand fa storia a sé; quali sono gli elementi specifici che aiutano a capire quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico? A parità di condizioni, i più importanti sono:

  • Dimensioni dello stand: a parità di condizioni uno stand di 400 metri quadri è normalmente più lungo da realizzare rispetto ad uno da 50, è intuitivo, per la quantità di materiale da sottoporre a lavorazioni; tuttavia questo elemento da solo non ha un impatto determinante in quanto tempo serve per realizzare uno stand fieristico, perché stand grandi ma semplici possono richiedere meno tempo di realizzazioni con lavorazioni complesse e dettagli architettonici elaborati. Ancora una volta, comanda la progettazione esecutiva.
  • Tipo di lavorazioni e dettagli architettonici: questo fattore è il più rilevante; le geometrie dei volumi, la struttura degli elementi portanti, le forme, gli innesti tra i vari elementi, le stampe o la presenza di elementi di attrazione (meccanici, meccatronici, elettronici e tecnologici in genere) possono richiedere a parità di condizioni lavorazioni tali da duplicare il tempo necessario per avere lo stand finito. La complessità delle lavorazioni e dei dettagli architettonici è il principale fattore di stima dei tempi in fase di progettazione esecutiva. Qui è solo la competenza del costruttore a poter determinare una stima corretta dei tempi e un’eventuale possibilità di riduzione.
  • Materiali scelti: l’utilizzo di materiali ricercati e di difficile o lungo reperimento ha un peso determinante sul lead time dello stand. Anche questo si valuta in fase di progettazione esecutiva, e anche in questo caso a guidare è la competenza e la capacità di ricerca del costruttore: saper identificare possibili sostituti a parità di effetto, o la disponibilità di una rete di fornitura ampia e consolidata possono essere fattori determinanti per la riduzione dei tempi necessari a realizzare lo stand.
  • Ambizione progettuale: questo fattore definisce la distanza tra il progetto creativo e quello esecutivo; se la fiera cui si partecipa, lo standing del brand da rappresentare o le preferenze della direzione aziendale necessitano di uno stand di grande o grandissimo impatto, spesso la progettazione creativa sarà (giustamente) ambiziosa. In questi casi l’imposizione di tempistiche eccessivamente strette può compromettere il risultato finale, e andrà quindi tenuto in considerazione del tempo supplementare per la realizzazione dello stand.

Project Management e filiera interna: le ragioni delle nostre scelte in un’ottica di compressione del tempo per la realizzazione dello stand

I vari fattori che abbiamo considerato contribuiscono a collocare lo stand fieristico in una delle diverse situazioni di tempistica, e a stabilire dei risultati di minima o di massima per il tempo necessario a realizzare uno stand.

Al netto di tutti questi fattori, la compressione del tempo necessario è figlia della capacità operativa del costruttore. A Punto Ciemme disponiamo di un’esperienza trentennale e di un approccio consulenziale alla realizzazione degli stand in fiera, e questo ci ha consentito già da molto tempo di optare per soluzioni che ottimizzano i tempi di consegna nel quadro più ampio considerato in questo articolo. Gli strumenti che utilizziamo sono due

  • Il controllo di filiera: il possesso di tutte le fasi della lavorazione nel nostro stabilimento ci consente rapidità di reazione e soprattutto flessibilità per un migliore incastro delle tempistiche.
  • La presenza di Project Manager dedicati a ciascun progetto, che lavorano sul binomio cronoprogramma / budget, garantisce una presenza costante sui temi delle tempistiche (e anche su quelli dei costi), a salvaguardia delle esigenze del cliente.

Questo ci rende capaci, in ognuna delle situazioni su indicate, di “spostare la lancetta” del tempo necessario verso l’estremo inferiore, proponendo sempre tempistiche inferiori alla media di mercato a parità di qualità e progetto.

Il concept dello stand fieristico per i brand del settore moda

Definire il concept dello stand fieristico è sempre importante, ma per un’azienda dell’ambito moda – abbigliamento, sportswear, accessori come calzature e occhiali – si tratta di una premessa imprescindibile. Di che cosa di tratta e in che modo la progettazione dello stand ne è influenzata? E quali sono i concept che tornano più spesso nel settore della moda? Noi ne abbiamo individuati tre: citazione, heritage e storytelling. Continua la lettura di Il concept dello stand fieristico per i brand del settore moda

Come progettare uno stand fieristico efficace

Quando si pensa a una fiera, la prima cosa che viene in mente è lo stand. Per un’azienda lo stand è un luogo d’incontro e di comunicazione, nonché il “campo base” per tutta la durata della manifestazione. Deve essere quindi allo stesso tempo interessante, funzionale e accogliente, in una parola: efficace. Ecco la nostra guida alla progettazione di un allestimento fieristico.

Per partecipare a una fiera, un’azienda può scegliere tra due diverse tipologie di stand: quello modulare e quello su misura.
Se lo stand modulare è l’ideale per alcune manifestazioni, per le fiere di maggior prestigio uno stand realizzato su misura è la soluzione più efficace, perché si può personalizzare in base alle proprie esigenze. L’obiettivo della partecipazione a una fiera, infatti, cambia tra un’azienda e l’altra ma anche la stessa azienda, in momenti diversi della sua evoluzione, può avere strategie diverse, che necessariamente influiscono sullo stand.
Abbiamo chiesto ai nostri progettisti come si progetta uno stand efficace passo per passo e quali sono gli aspetti da tenere in considerazione nel corso della realizzazione. Continua la lettura di Come progettare uno stand fieristico efficace

Il progetto di Maria Clelia Scuteri a Piano City insieme a IUAV e Punto Ciemme

Come partner del Master IUAV Touch Fair Architecture & Exhibit Space, Punto Ciemme ha realizzato il progetto della giovane architetta Maria Clelia Scuteri, un padiglione per pianoforte per l’evento milanese Piano City 2017. A qualche giorno dalla fine della manifestazione, abbiamo incontrato Maria Clelia per saperne di più sul progetto Piano_Piano Pavilion e sulla sua collaborazione con Punto Ciemme.

Continua la lettura di Il progetto di Maria Clelia Scuteri a Piano City insieme a IUAV e Punto Ciemme