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La Caffetteria tra i progetti nominati al The Plan Award 2020

Tra tutte le cose che questa strana prima parte di 2020 ci ha riservato, c’è anche la grandissima soddisfazione di vedere una delle nostre più prestigiose realizzazioni nella lista dei candidati al The Plan Award: nei giorni scorsi, infatti, ci è giunta la notizia della nomination nella categoria Interior Design per La Caffetteria e Italian Coffee Bar, progetto del celebre architetto Franco Driusso all’interno della splendida Torre Hadid di Milano.

 

Il The Plan Award

The Plan è una delle più famose riviste di architettura, letta in tutto il mondo da milioni di professionisti del settore. Da sei anni, la rivista premia i progetti più interessanti realizzati da professionisti e studenti, appartenenti al mondo dell’architettura, dell’urbanistica, del design e dell’ingegneria.

Il premio, infatti, mira a promuovere la conoscenza e la qualità del lavoro di progettisti, accademici e studenti nei settori di architettura, design e urbanistica attraverso la selezione di progetti afferenti a diverse categorie, tra cui la progettazione d’interni, il design industriale, l’efficienza domestica e l’hospitality.

 

Il progetto

Tra i nominati nella categoria Interior Design c’è anche il progetto La Caffetteria e Italian coffee bar, che si trova all’interno di una vera e propria opera d’arte architettonica come la celebre Torre Hadid, una delle ultime realizzazioni dell’archistar Zaha Hadid.

Qui, nella sede centrale del Gruppo GENERALI, abbiamo collaborato con l’architetto Franco Driusso per la realizzazione di uno spazio funzionale, rappresentativo e coerente dedicato alla ristorazione firmata da Cirfood.

Il progetto ha previsto la realizzazione di uno spazio ristoro ed eventi aperto sia al personale che ai consulenti esterni, polifunzionale e utilizzabile in diversi momenti della giornata sia per pranzi, sia per incontri di lavoro.

 

La collaborazione con Franco Driusso

L’architetto Franco Driusso ci ha coinvolti nella realizzazione di un progetto ad alta complessità, in cui capacità di pianificazione e rapidità di reazione risultavano determinanti per dare forma alle sue idee.

In questo progetto, raccontato ampiamente in questo articolo, abbiamo messo a disposizione una rete di fornitura agile e consolidata e una metodologia di gestione in grado di fare i conti con la necessità di fornire gli allestimenti in tempi ristretti, riducendo a zero le possibilità di errore.

In questo caso, poi, abbiamo avuto l’onere e l’onore di lavorare a stretto contatto con Driusso per individuare soluzioni tecnologiche innovative, facendo ricerca su materiali nuovi e applicazioni progettuali uniche.

Vedere la collaborazione riconosciuta a livello mondiale in un contesto così prestigioso, è per noi un grande orgoglio e, allo stesso tempo, un nuovo stimolo a fare sempre meglio per progettare esperienze in grado di emozionare e farsi ricordare.

Superare lo stop alle fiere e ai meeting interaziendali

Di tutte le conseguenze che il Covid-19 ha portato alle aziende, lo stop alle fiere e ai meeting aziendali è quello che promette conseguenze di più lungo periodo. Ad oggi non è ancora chiaro quando riapriranno molte fiere di settore e le previsioni sono legate comunque all’evolversi della situazione sanitaria.

Le aziende si ritrovano prive di un sistema, il mondo fieristico, fondamentale per comunicare, creare e mantenere relazioni, vendere; inoltre anche tutte le comunicazioni interaziendali (meeting per la forza vendita, lanci di prodotto, formazione) sono confinate negli spazi online. Che problemi porta tutto questo? Quali soluzioni si possono proporre?

Le dimensioni del problema dello stop alle fiere

Il problema è importante, e fin qui le soluzioni proposte sono state un po’ per tutti le stesse: video call, videomeeting, webinar.

In alcuni settori più predisposti si è ricorso alla diretta live: il mondo delle appliances per il food, ad esempio, utilizzava già ampiamente lo showcooking anche nei contesti on line, ed aveva possibilità e competenze per proporre questa soluzione. Ma tutti gli altri? Solo per nominarne alcuni, il settore dell’edilizia, quello del design d’interni, quello dei rivestimenti e dei pavimenti, sono abituati a vendere e a mostrare i propri prodotti dal vivo, proprio perché rendono al meglio se presentati all’interno di un contesto fisico, dove possono essere guardati e toccati. In sostanza, dinamiche complesse da rendere attraverso lo schermo del computer.

Per semplificare, potremmo dire che l’impossibilità di partecipare alle fiere e l’obbligo a ricorrere a presentazioni a distanza stanno generando 3 limiti alle attività aziendali:

  • Limiti tecnici
    Le cose che si possono realizzare attraverso un semplice videomeeting sono più o meno le stesse per tutte le aziende. Alcuni settori sono avvantaggiati perché possono muoversi in quel perimetro, altri, con esigenze più strutturate, rimangono al palo.
  • Limiti espressivi
    Stando tutti davanti ad uno schermo, si finisce per dire e fare tutti le stesse cose; diventa difficile per un’azienda proporre soluzioni originali potendo ricorrere ad un set limitato di strumenti. Quasi impossibile, poi, personalizzare l’esperienza dell’utente e controllare il modo in cui il brand viene vissuto attraverso quella esperienza.
  • Limiti di immagine
    Particolarmente sentiti nei settori ad alta differenziazione e in quelli dove il brand è un fattore critico di successo: visitando il parterre di una fiera significa già farsi un’idea della strutturazione del mercato, con i leader negli stand centrali più visibili, i capofila delle nicchie con stand caratteristici, e i follower più o meno attrezzati a seconda di budget e idee. Una strutturazione che non è replicabile nel contesto dei webinar e delle dirette on line.

 

I rischi per le aziende nel periodo di stop alle fiere

In questa situazione, private del sistema fieristico, le aziende corrono rischi evidenti:

  • non riuscire a mantenere la continuità delle relazioni con il cliente: i settori con esigenze particolari stanno stretti dentro allo spazio operativo che hanno a disposizione, e rischiano di non poterlo utilizzare. Quelli che hanno bisogno di immagine non riescono più a fare immagine; quelli che hanno bisogno di spiegare la complessità del prodotto hanno difficoltà a farlo; quelli che hanno bisogno di esperienze di prodotto articolate devono rinunciarvi.
  • perdere il controllo di una parte della comunicazione di brand, quella più prossima al mercato. Le aziende faticano ad esprimere la leadership che un tempo esprimevano attraverso la presenza in fiera, e in generale non riescono ad adattare le esperienze di rapporto con i clienti alle esigenze del brand.

 

Proposte per una soluzione

In un contesto come quello attuale, in cui tutti fanno videomeeting e webinar, è importantissimo per ogni brand creare occasioni di relazione in grado di differenziarsi, grazie a modalità innovative che consentono di “aumentare” l’esperienza dell’utente durante la diretta video.

Per fare questo è possibile lavorare su tre piani diversi:

  • sul contesto di presentazione del prodotto attraverso l’uso di scenografie ad hoc, magari attingendo a tecniche cinematografiche che possono dare risultati di personalizzazione straordinari.
  • con una regia che permette di sostituire il punto di vista fermo, tipico di video call e meeting online, con uno mobile con l’obiettivo di differenziare l’esperienza, attraverso l’uso di più punti di ripresa e del montaggio live.
  • con la realtà aumentata per mixare live differenti materiali audiovisivi, ottenendo effetti anche molto elaborati e riuscendo a proporre un’esperienza completa dalla forte caratterizzazione informativa ed emozionale.

Associando questi elementi alla nostra esperienza abbiamo ideato il servizio Your Personal Scenography: un sistema che rende unica la presentazione di prodotti e servizi, anche nei contesti virtuali, attraverso scenografie fisiche, regia televisiva, gestione multimediale della trasmissione live per creare un’esperienza di brand unica e all’avanguardia.

Your Personal Scenography: verso un nuovo modo di amplificare l’esperienza in fiera

Partendo dal presupposto che nessuna innovazione tecnologica potrà mai sostituire il contatto umano e la potenza relazionale del trovarsi faccia a faccia per discutere di business, la quasi totale assenza di appuntamenti fieristici in programma mette le aziende davanti alla necessità di reinventare il proprio modo di comunicare.

In questa circostanza, affidarsi a strumenti nuovi e a partner affidabili diventa un asset imprescindibile per riuscire a parlare del proprio brand in modo non convenzionale, differenziandosi dai competitor e dagli strumenti che ormai vengono utilizzati in qualsiasi settore.

Gli imprenditori e i responsabili marketing più avveduti vedranno in Your Personal Scenography uno strumento che non punta a sostituire gli eventi fieristici, ma che può contribuire ad amplificarli per aumentarne la portata, prima, durante e dopo il momento in cui si svolgono.

Allora sì che aver scelto di investire in uno strumento così innovativo potrà rivelarsi strategico per dare nuovo valore aggiunto all’esperienza in fiera.

Distanziamento Sociale: un’opportunità per il design e progettazione?

Gli ultimi mesi hanno segnato un cambiamento importante nel nostro mondo, e il settore del design e della progettazione di spazi espositivi ha subito un impatto frontale. Si è certamente aperta una crisi, ma sono anche apparse importanti opportunità: le competenze legate alla progettazione intelligente degli spazi di esposizione e di vendita sono necessarie oggi più che mai. La situazione attuale impone infatti un ripensamento degli ambienti lavorativi, e non è detto che questo ripensamento debba essere orientato soltanto alla soluzione di un’emergenza.

Come negli anni del grande boom del design italiano, le aziende si trovano di fronte ad una scelta:

  • Intervenire “tamponando” i problemi con soluzioni provvisorie: “aggiustare” gli spazi aziendali sperando che si possa tornare al più presto e senza particolari cambiamenti alla situazione precedente;
  • raccogliere la sfida di ridisegnare spazi, sistemi, oggetti, in un contesto che sta rivedendo i propri valori sociali, le proprie dinamiche e anche, forse, la propria etica del lavoro.

I vantaggi nel ripensare gli spazi

 

Perché le aziende dovrebbero cogliere l’opportunità di ripensare i propri spazi?

Oggi gli ambienti operativi e commerciali di moltissime aziende non sono pensati in maniera strategica per il ruolo che devono svolgere.

C’è una grande differenza tra uno spazio riempito di scrivanie o di prodotti e uno studiato per collaborare o per coinvolgere un cliente in un’esperienza d’acquisto. Questa differenza sta nell’approccio con cui quello spazio è immaginato, progettato, realizzato.

L’allestimento degli uffici e l’approccio semplicistico

 

Molte volte gli uffici sono realizzati in modo disattento, dando peso solo

  • alle questioni economiche (il risparmio sugli arredi),
  • a quelle operative (i tempi necessari per rendere l’ambiente utilizzabile),
  • a quelle tecniche (le metrature disponibili e i sistemi per usare tutte le superfici disponibili)

Capita che le valutazioni su come dovrà essere effettivamente utilizzato lo spazio non entrino nemmeno nell’equazione. Invece un ufficio pensato per agevolare i flussi comunicativi, stimolare la diffusione delle idee, fornire sia contesti di condivisione che di separazione, a seconda delle necessità, è uno strumento di lavoro importantissimo. Questo sia nelle filiere ad alta intensità di lavoro intellettuale e/o creativo, sia in quelle più tradizionali.

La risposta a queste esigenze non è nelle semplificazioni, come l’open space a tutti i costi o i cubicoli all’americana. L’attuale situazione ci “costringe” a pensare all’interno di un vincolo, quello del distanziamento sociale, e fa emergere le inadeguatezze di un approccio semplicistico; ci offre l’occasione per capire cosa dobbiamo tenere e cosa possiamo buttare, in una parola, ad analizzare la vera funzione dello spazio aziendale e ad adeguare i nostri sforzi progettuali a quella funzione.

L’allestimento degli showroom e la “trappola” dell’esibizione

 

Molte aziende costruiscono il proprio showroom attorno al concetto di esibizione, un approccio per nulla sbagliato, ma che può rischiare di diventare limitativo; in questo approccio, il ruolo dello showroom è letteralmente “mostrare” tutto il possibile, a volte senza considerare il modo in cui il visitatore può vedere i prodotti esposti.

Nei settori ad alta intensità estetica, questo può portare a cercare di esibire al meglio solo i prodotti ritenuti più validi (esteticamente e commercialmente); in quelli più tecnici, il rischio è quello di “ammassare” il prodotto nello spazio espositivo alla ricerca di un’esibizione totale.

In realtà, in uno spazio progettato per la vendita, gli elementi più importanti sono

  • le possibilità di interazione con il prodotto che vengono offerte al visitatore
  • l’esperienza di visita nel suo complesso
  • le interazioni tra visitatore e personale aziendale durante la permanenza nello showroom

Questi fattori sono legati a doppio filo all’approccio progettuale e di design, che pensa lo spazio in base al suo utilizzo e alle finalità di quest’ultimo.

Dover ripensare gli spazi per le nuove esigenze impone anche qui la necessità di guardare alla vera funzione dello showroom, e ad ottimizzare il disegno dell’ambiente in base ad essa.

Perché ripensare gli spazi nel momento del distanziamento sociale

 

Questo momento storico è il migliore per passare da spazi “neutri” a spazi “strategici”, ambienti aziendali studiati per svolgere il loro ruolo; oggi la sopravvivenza del sistema passa anche dalla capacità dal piccolo negozio di recuperare spazi adeguati allo svolgimento dell’attività, o dalla possibilità per la media azienda di invitare i clienti un uno showroom del tutto sicuro rispetto alle necessità di distanziamento sociale; domani però gli interventi effettuati potranno essere la chiave di una nuova competitività

Noi ci siamo mossi per mettere le nostre competenze al servizio di queste dinamiche. Abbiamo rimodulato alcune delle nostre operazioni, ma sempre mantenendo il nostro approccio, che parte dallo studio approfondito del problema per poi mettere in campo un sistema di realizzazione agile e completo.

Alla base di tutto c’è l’idea che chi si rivolge a noi per rivedere i propri spazi non debba avere solo una sistemazione temporanea della situazione, ma possa cogliere l’opportunità di innovare, dotandosi di nuovi strumenti per competere.

Il nostro sistema di lavoro è interamente strutturato su questa visione sul tema della riorganizzazione degli spazi aziendali.

Analisi e progettazione

 

L’applicazione dei nostri concetti parte da un’analisi focalizzata sul sistema lavorativo: entriamo nello specifico delle operazioni che si svolgono all’interno dello spazio che siamo chiamati a modificare, scomponendole e studiandole nei dettagli per comprendere appieno il loro rapporto con lo spazio.

Questa analisi ci ha portato a realizzare spazi espositivi e di vendita perfettamente costruiti attorno alle esigenze degli utenti e a sviluppare una competenza che ci consente di intercettare le necessità legate alla sicurezza sanitaria ed epidemiologica degli spazi di lavoro. Attraverso di essa siamo in grado di disegnare e realizzare spazi pensati per garantire le dinamiche sociali e produttive nel rispetto delle normative di tutela contro la diffusione degli agenti patogeni che in questo periodo attaccano il nostro sistema.

Analisi e progettazione degli spazi sono svolti dalla nostra equipe di architetti e designer specializzati nello studio dell’antropometria: la loro esperienza e la loro sensibilità agevolano e velocizzano il processo di progettazione.

Realizzazione agile

 

All’applicazione del nostro metodo per lo studio e l’ideazione di spazi sicuri, segue la realizzazione del progetto attraverso l’impiego delle nostre risorse tecnologiche, di ricerca & sviluppo, in un contesto che punta soprattutto all’agilità; l’obiettivo di ogni fase del nostro processo è infatti garantire a tutti i clienti la possibilità di tornare ad essere operativi in piena sicurezza nel minor tempo possibile.

Gli strumenti attraverso cui raggiungiamo questo obiettivo:

  • Una filiera produttiva totalmente interna, in grado di gestire tutte le lavorazioni con grande rapidità e flessibilità.
  • Una profonda conoscenza dei materiali e da una ricerca costante in questo senso, che ci consente di offrire differenti soluzioni per ogni problema.
  • Un network di fornitura consolidato dal quale attingere per operazioni straordinarie.

Attraverso l’organizzazione di questi elementi riusciamo a portare a termine in tempi rapidi i processi di trasformazione degli spazi, senza rinunciare a ciò che riteniamo più importante: una corretta strutturazione dell’intervento, che contempli un’analisi iniziale e metta al riparo da possibili errori di percorso (costosi in termini economici e in termini di tempo).

Ciò che forse, però contraddistingue il nostro approccio è la capacità di condurre uno studio e una rielaborazione complessiva degli spazi lavorativi attraverso il nostro sistema di progettazione condivisa “Metodo CSP”. CSP sta per Cooperative Smart Planning, uno framework di lavoro che ci porta, attraverso logiche di design thinking, a condividere con i nostri clienti un’analisi accurata della funzione degli spazi aziendali, e a improntare una progettazione basata essenzialmente su questi fattori.

Un approccio innovativo che ci ha fin qui consentito di dare un’autentica svolta a più di un ambiente aziendale.

Una questione di visione

 

La situazione generatasi dalla pandemia ha accentuato un’abitudine alla frenesia che era già presente nel nostro sistema economico fin da prima; la tendenza a cercare soluzioni istantanee a problemi complessi, spesso senza rendersi conto che in questo modo i problemi venivano soltanto rimandati (nel migliore dei casi). I principi che hanno guidato la rivoluzione del design sono stati sanciti da designer e architetti che accettavano la sfida della complessità, e abbracciavano approcci nei quali l’essere umano e i suoi bisogni erano il punto di partenza nel disegno di prodotti e soluzioni. Noi crediamo che soprattutto in un momento come questo sia fondamentale tornare a quel tipo di visione, per costruire dinamiche nuove che non si limitino alla gestione dell’esistente ma preparino al futuro.

COVID 19 – come adeguare gli spazi aziendali

Una delle preoccupazioni principali delle aziende nella riapertura dopo COVID 19 è comprendere come adeguare gli spazi aziendali alle nuove normative e alle esigenze di sicurezza.

Garantire la salute dei propri dipendenti è un obiettivo di grande importanza sia sotto il profilo umano che per la continuità aziendale. Ecco una rapida carrellata delle indicazioni più importanti, quelle che riguardano le modifiche degli spazi. Alcune azioni sono immediatamente comprensibili e per certi versi semplici da attuare: indossare mascherine e guanti, disporre di disinfettanti in quantità; altre invece, soprattutto quelle che riguardano l’adeguamento degli spazi, sono più complesse perché comportano un ripensamento delle distanze, dei movimenti, degli ambienti stessi.

Vediamo le indicazioni più utili, cosa prescrivono i nuovi decreti proprio per questi ambiti, suddividendoli per aree della sede aziendale

Adeguare gli spazi aziendali: l’entrata

L’accesso dei dipendenti all’azienda è uno dei punti di maggior criticità per il rischio di diffusione del COVID 19; per questo motivo gli spazi di entrata sono tra quelli sottoposti a maggiore attenzione.

L’entrata all’azienda deve essere strutturata in modo da consentire

  • Il controllo dell’accesso, che va ristretto il più possibile al solo personale dell’azienda
  • La creazione di procedure di ingresso, transito e uscita per i fornitori che limitino il contatto con il personale interno e consentano di identificare i contatti

Idealmente l’area d’entrata dovrebbe prestarsi anche alla misurazione della temperatura, (anche se questa manovra non è obbligatoria) e consentire di isolare le persone che tentino l’accesso alla struttura con una temperatura superiore ai 37,5° centigradi.

Possibili soluzioni:

  • Costruzione di percorsi a pareti mobili
  • utilizzo di separatori per il mantenimento delle distanze
  • creazioni di micro aree di isolamento attraverso pareti prefabbricate
  • posizionamento di segnaletica orizzontale e verticale

Gli spazi aziendali comuni nelle previsioni anti COVID 19

Gli “spazi comuni” sono un po’ tutti gli spazi aziendali di riferimento: sale riunioni, mense, spogliatoi, anche gli uffici nel caso (frequente) di open space.

Le indicazioni generali suggeriscono di limitare la presenza del personale negli spazi comuni quanto più possibile, anche con il ricorso al lavoro a distanza dove questa sia un’opzione percorribile. Quando non si possa operare in smart working, l’obbligo è di

  • Contingentare l’accesso, limitando la presenza contemporanea all’interno degli spazi del minor numero possibile di persone, e sempre rispettando la distanza minima di un metro e l’uso di mascherine e guanti
  • Previsione di ventilazione adeguata, sempre evitando accuratamente le funzioni di ricircolo dell’aria
  • Ove possibile, istituire una porta d’entrata e una d’uscita separate agli spazi comuni, e sistemare in corrispondenza di entrambe dispenser di detergenti
  • Istituire un sistema di segnalazione visivo che identifichi i percorsi che gli operatori devono compiere negli spostamenti all’interno dell’ufficio

Gli spostamenti interni all’azienda devono essere limitati al minimo; questa indicazione, di per sé piuttosto netta, nasconde in realtà una serie di implicazioni decisamente complesse: ogni azienda ha dei flussi di movimento del personale che sono legati all’attività stessa, alcuni strettamente necessari, altri effettuati per migliorare l’efficienza, altri ancora perché parte del modo di fare dell’organizzazione; diventa quindi importante comprendere quali movimenti siano indispensabili e quali no, rispettando le necessità di funzionamento organizzativo.

Le sale riunioni ricevono la disciplina più “drastica”, con il sostanziale obbligo a svolgere tutte le riunioni per via digitale, tranne quelle per cui non la cosa non sia assolutamente possibile sul piano tecnico. In questo caso però va garantita la distanza di sicurezza ai partecipanti (oltre all’utilizzo dei dispositivi personali di protezione, come guanti e mascherine)

Per quanto riguarda gli spogliatoi, essi devono poter consentire ai lavoratori di riporre gli indumenti di lavoro riducendo al minimo i contatti al di sotto del metro di distanza gli uni con gli altri.

Il tema si pone in maniera importante anche per le sale mensa, dove l’uso della mascherina non è possibile per ovvie ragioni, e quindi dove l’attenzione deve essere maggiore.

Altre indicazioni, non direttamente collegate con l’adeguamento degli spazi ma con l’organizzazione del loro uso, prevedono la permanenza limitata negli ambienti in questione da parte dei lavoratori, e la costruzione di orari che consentano lo scaglionamento nell’uso delle aree comuni.

Una questione importante che riguarda gli spazi comuni è quella della ventilazione, che da disposizioni deve essere “adeguata”

Qui non vi sono obblighi specifici, ma le indicazioni generali dell’Istituto Superiore di Sanità fanno preciso riferimento alla necessità di mantenere un adeguato livello di ventilazione in tutti gli ambienti indoor. Tra le attività indicate per raggiungere questo obiettivo ci sono

  • mantenere in funzione costante gli impianti di aerazione
  • eliminare totalmente la funzione di riciclo dell’aria
  • Pulire regolarmente i filtri (ogni 4 settimane per spazi occupati da un solo lavoratore, ogni settimana per spazi occupati da più lavoratori)
  • Informarsi precisamente sull’efficienza dei pacchi filtranti e sul sistema di funzionamento del filtraggio dell’aria

Possibili soluzioni

  • Riorganizzazione dello spazio aziendale con eliminazione di macro-scrivanie comuni e loro sostituzione con postazioni singole.
  • Utilizzo di sistemi di separazione tra postazioni, come pareti mobili o divisori che trasformino gli spazi comuni in insiemi di spazi singoli.
  • Nei casi più importanti, uno studio di retro-commissioning può identificare le caratteristiche strutturali carenti nell’edificio stesso, e proporre soluzioni per un adeguamento dell’intera struttura dal punto di vista architettonico.
  • Attento studio dei flussi di movimento interni all’organizzazione, per distinguere quelli necessari e regolamentarli attraverso segnalazioni o facilitarli attraverso la ri-progettazione degli spazi.
  • È importante anche studiare le attività che devono essere mantenute in ufficio e quelle che possono essere portate in smart e remote working: le attività che richiedono una diretta comunicazione interpersonale sono quelle legate all’analisi, alla creatività e all’innovazione; per queste sarà necessario prevedere momenti costanti di incontro in ufficio, mentre le altre, se non legate a precise necessità di produzione, possono essere svolte da casa anche in modo sistematico.
  • Può sembrare poco importante, ma anche porte senza maniglia, con apertura a spinta, sono un elemento architettonico che riduce la possibilità di contatti indiretti (ad esempio, tutti appoggiano la mano sulla maniglia) e quindi i rischi.
  • Uno studio completo della portata di ricambio aria dei sistemi di ventilazione può dare dati significativi sulle azioni da compiere per garantire la sicurezza dell’ambiente.
  • Segnaletica orizzontale o sistemi di separazione per gli spogliatoi.
  • Costruzione di percorsi differenziati per l’accesso alla mensa.
  • Utilizzo flessibile degli spazi: ad esempio le aree mensa, spesso caratterizzate da lunghi tavoli, possono essere convertite all’occorrenza in sale riunioni nelle è possibile sedere allo stesso tavolo ma rispettando le distanze di sicurezza.
  • Per il servizio mensa, fare riferimento a società che operino il pre-porzionamento in cucine remote e il trasporto delle vivande con sistemi di sicurezza igienica,

 

Adeguare gli spazi aziendali: i servizi igienici

La dimensione di questi ambienti rende difficile garantire il mantenimento delle distanze.

Per questo motivo le indicazioni di legge prevedono la necessità di servizi igienici dedicati per fornitori, trasportatori e altro personale esterno che dovesse avere accesso autorizzato alla sede: questi operatori hanno il divieto di utilizzare i servizi del personale. La messa in atto di queste direttive non è semplicissima, data la particolarità dell’ambiente.

In generale poi andrebbe garantito il distanziamento contingentando gli accessi e ove possibile separando entrata ed uscita.

Dato poi che non è raro il caso di servizi ciechi, va prestata attenzione anche alla corretta ventilazione.

Possibili soluzioni:

  • percorsi a pareti mobili
  • separatori che consentano l’accesso soltanto ad alcuni dei servizi.
  • segnaletica orizzontale e verticale, un elemento fondamentale per garantire il rispetto dei comportamenti necessari anche da parte di chi non frequenta abitualmente l’azienda.
  • studio della ventilazione nei servizi per servire a limitare il rischio di contagi in azienda.
  • Assicurarsi che le postazioni per il lavaggio delle mani siano in numero sufficiente rispetto agli addetti presenti in azienda

 

Come realizzare uno stand al SIGEP

Come realizzare uno stand al SIGEP” è una domanda che ci siamo sentiti rivolgere molte volte: il Salone internazionale della Gelateria, Pasticceria e Panificazione è una delle fiere più importanti d’Europa nel comparto food – HORECA, e da anni noi vi progettiamo e realizziamo stand per i leader del settore. Si tratta di uno dei fiori all’occhiello tra le manifestazioni fieristiche italiane e data la sua rilevanza le aziende partecipanti hanno margini di errore minimi, maggiore necessità e maggiore difficoltà ad emergere e a distinguersi. Abbiamo pensato di raggruppare l’esperienza accumulata fin qui e di condividerla in questo articolo: il nostro intento è dare una visione dei primi passi da compiere per realizzare uno stand efficace al SIGEP.

Realizzare uno stand efficace al SIGEP: le caratteristiche della fiera

Per sapere come realizzare uno stand al SIGEP, innanzitutto bisogna conoscere come si struttura la fiera. Il Salone internazionale della Gelateria, Pasticceria e Panificazione si tiene a Rimini, nel quartiere fieristico, e si estende su di uno spazio decisamente ampio. La posizione geografica centrale, il richiamo internazionale e le dimensioni dell’esposizione creano una manifestazione di grande affluenza, e quindi un contesto espositivo quasi sempre molto affollato. Il settore nel suo complesso ha di fatto scelto il SIGEP come appuntamento continentale per la presentazione di novità, l’individuazione di tendenze, e come punto focale di attività commerciali su scala nazionale e internazionale: un momento in cui tutto il comparto si ritrova per valutarsi strategicamente e prendere slancio commerciale. Questo nonostante la presenza tra gli operatori professionali anche di una nutrita schiera di curiosi (negli ultimi tempi ridotta anche grazie alle politiche della fiera).

Ognuno di questi elementi contribuisce a determinare fattori critici di successo di uno stand efficace al SIGEP, e a sottolineare quali caratteristiche dare (o non dare) allo stand stesso. Vediamo nel complesso le azioni da compiere in fase progettuale, e soprattutto gli aspetti da considerare per pianificare la partecipazione alla fiera: qui a Punto Ciemme, infatti, anche grazie al nostro Cooperative Smart Planning Framework non affrontiamo mai la creazione dello stand come un atto a sé stante, ma come un’azione di Marketing che va integrata e coordinata con l’intera strategia aziendale.

stand efficace al sigep

Come realizzare uno stand al SIGEP: definisci il rapporto con il visitatore

In un contesto come il SIGEP, affollato sia sul piano fisico (tante persone) che su quello concettuale (tante cose da dire), realizzare uno stand efficace dipende anche dalla costruzione di una gerarchia di obiettivi.

Come realizzare uno stand al SIGEP: presentazione e vendita del prodotto / servizio.

Al SIGEP i prodotti/servizi offerti si possono collocare tra due estremi in base al tipo di processo d’acquisto che li caratterizza:

  • prodotti con un percorso di acquisto lungo e articolato, nel quale la fiera è solo uno dei punti di contatto tra azienda e cliente;
  • prodotti/servizi semplici o dall’acquisto routinario, per i quali al SIGEP si chiudono contratti di fornitura veri e propri.

Tra questi due estremi ci sono tutte le altre situazioni commerciali intermedie, nelle quali la fiera può assumere differenti ruoli all’interno della customer journey.

Individuare la priorità tra presentare un prodotto/servizio che sarà venduto in seguito, e chiudere contratti di vendita veri e propri, contribuisce a identificare le caratteristiche fondamentali da dare allo stand e a stabilire le precedenze in fase di progettazione del percorso di visita e dell’esperienza del cliente.

Le caratteristiche del prodotto per realizzare uno stand efficace al SIGEP

Il prodotto/servizio presentato al SIGEP è immediatamente intuitivo o necessita di essere spiegato per esteso?

Realizzare uno stand al SIGEP significa anche bilanciare caratteristiche espositive e sistemi di interazione con il cliente. Nella manifestazione riminese questi due fattori presentano un trade-off:

  • da un lato il clima della fiera di per sé rende difficile un’interazione approfondita, a causa della grande affluenza e dell’abbondanza di suoni, luci, colori, e richiede di creare aree “protette” per trasmettere accuratamente funzioni e proprietà dei prodotti.
  • dall’altro l’esposizione delle caratteristiche del prodotto avviene molto spesso attraverso dimostrazioni più o meno spettacolarizzate, che necessitano di spazi importanti nella planimetria dello stand, limitando le possibilità delle aree di interazione e causando “interferenza” nella comunicazione.

Non è infrequente dover bilanciare nello stand l’esigenza di spazi di interazione protetti dal caos e da contatti indesiderati, e quella di spazi di esibizione che consentano di attrarre l’attenzione del pubblico. Decidere cosa abbia la priorità aiuta a costruire uno stand efficace per il SIGEP

Le caratteristiche dei clienti nella realizzazione di uno stand al SIGEP

Abbiamo detto che al SIGEP i visitatori sono clienti potenziali, ma anche ricercatori o semplici curiosi: il prodotto in sé e le scelte di esposizione possono attirare più gli uni o gli altri; ad esempio, un’esposizione di forni professionali priva di showcooking e centrata sulla valutazione tecnica del prodotto sarà più appetibile ai clienti potenziali che ai curiosi; lo stand di un produttore di ingredienti per gelato con degustazione libera attrarrà anche chi non ha un interesse commerciale diretto nel prodotto.

Idealmente, uno stand efficace al SIGEP crea anche le condizioni per consentire una distinzione di trattamento tra diverse categorie di visitatori, con aree riservate, differenze di accesso, ma anche semplici accorgimenti sensoriali e percettivi, come quello ad esempio che abbiamo usato, in una fiera molto diversa per lo stand di MCA Digital.

Come realizzare uno stand al SIGEP: considera attentamente il contesto

SIGEP è una manifestazione grande, articolata e caratterizzata da flussi di traffico decisamente importanti. Al contrario di altre fiere, realizzare uno stand al SIGEP non può essere fatto concentrandosi solo sullo spazio dell’azienda; è necessario pensare alla fiera nel suo complesso, secondo due principali direttrici: l’analisi del cluster nel quale si espone (i nostri “vicini di casa”), ma soprattutto l’analisi della posizione relativa dello stand rispetto a tutta la fiera, in particolare rispetto ai flussi di traffico generali. In una manifestazione così importante e così partecipata, non si può perdere di vista il fatto che si compete per l’attenzione del visitatore con tutto il sistema nella sua interezza.

Lo spazio circostante e i flussi di traffico

È necessario analizzare lo spazio circostante e comprendere come si orienteranno i flussi di traffico, per organizzare la propria esposizione di conseguenza; in uno dei casi che abbiamo trattato, ad esempio, un nostro cliente poteva godere di una buona posizione nel parterre, ma doveva affrontare il problema di un corridoio che tagliava il suo stand al centro. Il “semplice” accorgimento di stendere sul corridoio una moquette dello stesso colore del pavimento dello stand ha delimitato lo spazio, suggerendo al pubblico che quella non fosse una normale area di passaggio, ma parte integrante dello stand; il corridoio è così passato da essere elemento di interferenza nell’esperienza di visita, a divisorio ideale tra aree adibite a differenti funzioni (showcooking, trattativa ed esposizione prodotto). L’esempio serve a motivare la necessità di un’analisi approfondita di tutto lo spazio, anche quello circostante allo stand, che può essere utilizzato a proprio favore in molti casi.

La dimensione verticale per realizzare uno stand al SIGEP

Se la fiera è affollata e le attrazioni sono tante, lo sguardo del visitatore sarà normalmente diretto orizzontalmente davanti a sé; questo finché non debba cercare qualche stand in particolare o orientarsi per sapere dove si trovi. Questi momenti del percorso di visita sono importanti, perché consentono a chi cerca un determinato brand di trovarlo senza sforzo, e a chi stia decidendo il suo percorso di includervi uno stand con facilità. L’altezza dello stand e gli elementi che si sviluppano verso l’alto diventano così più importanti al SIGEP che in altre fiere, e possono essere un modo per ovviare a posizioni non particolarmente visibili o occasioni fondamentali per orientare il traffico a proprio favore.

Come realizzare un stand al SIGEP: consigli pratici

Per realizzare uno stand efficace al SIGEP, ecco una serie di consigli pratici derivati da quanto abbiamo spiegato fin qui:

  • Identifica con chiarezza le interazioni che desideri creare con il cliente e disponi gli spazi perché possano generarle;
  • Considera sempre l’opportunità di un’area riservata in cui parlare con i clienti;
  • Definisci bene le caratteristiche che avranno le esibizioni legate al prodotto: una parte importante dei costi dello stand può essere legata proprio a queste;
  • Pensa se lo spazio debba essere inclusivo, esclusivo o un mix di entrambi.
  • Studia attentamente il parterre, per comprendere quali caratteristiche abbia la posizione dello stand rispetto ai flussi e rispetto all’ambiente nel suo insieme;
  • Utilizza la dimensione verticale per farti trovare: lo sviluppo in altezza dello stand è è fondamentale considerati il flusso dei visitatori, e la conformazione dei padiglioni.
  • SCEGLI SEMPRE UNA STRATEGIA DI VISIBILITÁ: pensa prima al contesto e poi alle linee guida del brand e alla creatività di brand manager e architetti – è fondamentale emergere nel rumore di fondo, e spesso una caratterizzazione studiata solo guardando all’interno può non bastare.

Seconda parte del punto sul settore fieristico: Punto Ciemme all’ExpoNetwork Forum

Dopo gli interventi di Francesca Golfetto sulle fiere nel contesto globale, di Rory Govan sulla soddisfazione di visitatori ed espositori e di Enrico Gallorini sui nuovi parametri di successo delle fiere, abbiamo assistito a due talk su argomenti più specifici e alla lezione di Vincenzo Russo sul neuromarketing per il mondo delle fiere. Ecco la seconda parte della nostra sintesi della giornata di formazione all’ExpoNetwork Forum di Milano. Continua la lettura di Seconda parte del punto sul settore fieristico: Punto Ciemme all’ExpoNetwork Forum

Il punto sul settore fieristico: Punto Ciemme all’ExpoNetwork Forum

Il 5 luglio scorso abbiamo partecipato a ExpoNetwork Forum 2017, una giornata dedicata al settore fieristico organizzata da GRS, leader company italiana che si dedica allo studio, all’analisi e alla definizione di strategie per il mondo delle fiere e degli eventi, in partnership con Explori. La partecipazione al Forum ci ha dato modo di fare il punto su quello che sta avvenendo nel mondo delle fiere e di raccogliere qualche spunto per la nostra attività. Di seguito, la prima parte di una breve sintesi degli interventi più significativi, ma soprattutto i nostri takeout, ovvero quello che abbiamo imparato e che metteremo a frutto.  Continua la lettura di Il punto sul settore fieristico: Punto Ciemme all’ExpoNetwork Forum